La luce si accende illumina i pezzi, rimanda l’immagine di mille frammenti, distratti, spagliati, gettati via o lasciati cadere, nell’impeto assurdo e irrazionale dei sensi, fa vibbrare i corpi, asciugare le gole, pulsare i nostri sessi, provocando in noi quel piacere estremo nel dolore, il retrogusto un po amaro di un’atto d’amore.
La ragione di colpo prende il passo, lucida impetuosa ci sveglia dal sogno, siamo di nuovo sulla terra, in questa stanza, su questo letto, i nostri corpi così leggeri si sono incrociati, penetrati, fusi uno nell’altro, e ora giacciono assenti lo sguardo fisso al soffitto forse pensando a quel volo che avremmo voluto infinito.
L’impulso vorrebbe che io guardassi i tuoi occhi, che ti prendessi la testa avvicinandola al petto, pettinando la chioma arricciata nel volo, sussurrando al tuo orecchio quelle frasi che aspetti, ma non posso e non voglio, sono “Barbaro” appunto, troppe volte ho lottato ho ferite evidenti, solo gioco e piacere, senza rimpianti.